Earole
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E, particella. E moie
(muore). - E moio.
- A: Come sta?
B: E
svagella.
- A: Cosa fa?
B: E dorme.
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È, v. intr. (ind. pres.). Sono. A: Che ore sono?
B: È le sette
. - C’è
da facci arcuni lavori per sistemalle, ma credo ’e ’un avrai probremi.
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E anche e anche, loc. E anche dopo; e anche di più, in positivo e in negativo. L’urtime previsioni diano ’e si parte alle due e mezzo, e anche e anche.
- Ce ne vorranno una dozzina e anche e anche.
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L’ananasse, una vorta, si mangiava a Natale, e anche e anche.
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È bell’e ito!, loc. È in fin di vita! A: O Sirvio ’ome stà?
B: ’Ome
voi ’e stia. È bell’e ito!
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È capace…, loc. Può darsi che… È capace te l’ho detto tre vorte di smette, ma te, duro, ha’ (hai) vorsuto continuà lo stesso!
- È
capace va a finì che piove!
- È capace ’e piove!
- È capace che
ha preso ’r (il) cavallo e sia ’ndato ’n (in) Parmerino da Agusta
(Augusta). E qui va notata la differenza tra il dialetto e l’italiano:
mentre il primo usa l’indicativo, il secondo usa il congiuntivo. Me
ne accorsi un giorno che andavo a Firenze. Ero sul treno e davanti a
me c’era un professore d’italiano delle medie in gita scolastica con
la classe. I ragazzi andavano su e giù per il vagone. Se ne fermò
uno e, guardando fuori del finestrino, disse: È capace che piove! e
subito il professore: Piova! Rimasi costernato. Avevo sempre pensato
di sentire il congiuntivo ogni volta che ci voleva senza bisogno di
regole o altro: l’orecchio me lo diceva! E invece quella volta il sistema
non aveva funzionato: un mondo di certezze andava a farsi friggere!
Stetti tutto il giorno a rimuginare sull’accaduto e una volta a casa
cercai di capire un po’ meglio quello che era successo. I vocabolari,
tutti d’accordo, mi dicevano che ci voleva il congiuntivo, ma io non
mi davo per vinto. Trovai che un sinonimo è: È possibile che. E con
questo anch’io avrei usato il congiuntivo. È possibile che piova, ma
rimaneva il mio orecchio che mi diceva di usare l’indicativo con è
capace che. Sempre più risoluto a trovare le prove che avevo ragione
o che avevo torto, andai a vedere cos’era il congiuntivo e trovai che la
sua funzione basilare è quella di indicare un evento non sicuro. Quindi
va bene è possibile che piova, perché è anche possibile che non piova.
Mi sembra che il piovere o non piovere abbiano le stesse probabilità
di verificarsi. Invece è capace che piove non può essere messo sullo
stesso piano di è possibile che piova in quanto il parlante dà una
valutazione positiva del fatto che pioverà considerandola altamente
probabile. È vero che può darsi che non piova anche in questo secondo
caso, ma le probabilità che non si realizzi l’evento sono molto basse,
o perlomeno sono sentite come fossero quasi inesistenti. Nel primo
caso invece sono su un perfetto piano di parità! Pioverà o non pioverà:
si vedrà! La conclusione è che è il parlante che, considerando le
probabilità dell’evento, secondo le sue valutazioni, decide di usare il
congiuntivo (è possibile che piova) oppure l’indicativo (è capace che
piove!). Da tutto ciò ne consegue che io, automaticamente, usando
l’orecchio, uso l’indicativo se penso che pioverà o il congiuntivo se
non ne sono sicuro!
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È carda ’ome ’r piscio!, loc. È molto calda! A: La voi un po’ di birra?
B: Ma è carda ’ome ’r piscio!
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È cascato da piccino!, loc. È stupido! Commento ad un’azione non proprio ortodossa. ’Un ci fa caso. È cascato da piccino!
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E ce l’ebbi la mia!, loc. Ricevere un forte rimprovero. Andai a casa e ci trovai mi’ mà (madre) che m’aspettava: e ce l’ebbi la mia! ’Un (non) ne toccai ma ci mancò poo!
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Èccisi, v. rifl. Esserci. Buttava l’acqua tipo èccisi una perdita
.
L’acqua, dal rubinetto, usciva come se ci fosse una perdita.
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E certo! loc. Risposta di contrarietà. A: Me l’ha’ (hai) ’omprato ’r (il) giornalino?
B: Me lo sono dimentiato. Te lo ’ompro domani.
A: E certo!
È una risposta di aperta disapprovazione per la
dimenticanza! - A: S’è ’ndato a piglià ’r gatto?
B: E certo!
È una
risposta di aperto disappunto per una domanda che non tiene conto
dei tempi necessari per fare una cosa. La risposta poteva essere anche:
E certo, volo!
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E che vor dì! loc. E cosa ce ne importa! A: Ma se si pesta tutto, e si sciupa.
B: E che vor dì! E chi se ne frega!
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E ci dice! loc. Non è la cosa adatta. Mettiti ’uesto ’appello. E se tu voi, e ci dice, quello ’e ti se’ messo!
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È come dillo! loc. Non è un lavoro da poco! A: Guarda di levà tutte ’uelle (quelle) legna ’e son laggiù.
B: È come dillo! Mi ci vorrà ’na
settimana a dì poo.
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È come trovà un cecio ’n mare!
loc. Impossibilità manifesta
di trovare una cosa.
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E compagnia bella, loc. Ecc . Mi ci vole un pagneri, le forbici da pota, un panno, e compagnia bella.
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E (pr: é) dé! escl. Certo! Sempre io! A: C’è da comprà la medicina a Giovanni. Scrivilo te un fogliettino per riordattelo.
B: É dé!
A:
Tutte le vorte (volte) deo sentimmi dì é dé! E ciò da fà!
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E discorsi stanno ’n poo posto!
loc. È inutile che tu
chiacchieri!
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Effetto, s. m. Sensazione di schifo. A: È morto un artro ’anarino! Bia levallo.
. B: Io ’un lo levo! Levalo te che a me mi fa effetto!
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Ehi pallacce!
loc. Saluto a una persona con cui si ha confidenza.
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Eì! inter. Macché. A: L’ha’ (hai) visto passà ’r (il) giro?
B: Eì!
Era pieno di gente, ’un si vedea gnente!
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È la su’ (sua) morte, loc. È il modo migliore per cucinare una pietanza. A: Questi ’ardoni (cardoni) li faccio fritti e po’ ner tegame ’o’ pomodori, va bene?
B: Se (pr: sè) (= certo), è la su’ morte!
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Ell’, Art. Gli. Ha visto, ’osa ti dicevo! Ell’arberi sopra la piazza del monumento che l’avean potati ’n quella maniera esagerata, n’è toccato buttalli giù. Eran seccati!
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’Ella,’ Ello,’Elle,’ Elli, agg. dim. Quella, quello, quelli, quelle. Andà tutte le settimane in lavanderia. Anch’ ’ella ’un l’ho capita!
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Andà tutte le settimane in lavanderia. Anche ’ella ’un l’ho capita!
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È l’ora di ieri a quest’ora!
loc. Risposta con poco garbo a una
richiesta di sapere che ore sono.
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È manna se ..... loc. È già tanto se ..... È manna se ci si tira fori tre corbelli
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È mar di poo! (poco) loc. Poco male! ’Un ti preoccupà, è mar di poo!
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E mi preme! loc. Non ci penso nemmeno! A: Va’ a vedé se ci sono (e) baccelli.
B: Se, e mi preme!
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E mi ribolle! loc. Mi ritorna in mente con rabbia! Se ci ripenso, e mi ribolle! L’avessi tra le mane…
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Empì, v. tr. Fare pieno un recipiente. Vall’ (vallo) a empì.
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Empito, p. p. Fatto pieno (un recipiente). L’ha’ (hai) empito?
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En’, v. intr. (ind. pres.) Sono. A: Li voi du’ baccelli in umido? Son già scardati.
B: Tò!
A: Tò!
B: E bruciano!
A: Te l’ho detto en’
cardi!
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È ’n affare per ride! loc. È una cosa molto complicata! Se levassino la ’orrente ’uando samo nell’ascensore, sarebbe ’n affare per ride!
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E ninna! E mamma ’un vor dormì! loc. Commento alla ripetizione di una stessa cosa che non ha motivo di essere detta, come se non fosse stata capita. A: Hanno lasciato tutto sudicio senza nemmeno pulì!
B: Però ’na pulitina ne la poteano dà!
C: E ninna!
E mamma ’un vor dormì!
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Enno
, v. intr. (ind. pres.) Sono. Parola usata da Dante nell’Inferno,
Canto v, verso 38: “Intesi ch’a così fatto tormento enno dannati
i peccator carnali, che la ragion sommettono al talento”; e nel
Paradiso, Canto xiii, verso 97: “non per sapere il numero in che enno
li motor di qua sù, o se necesse con contingente mai necesse fenno”.
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È nova! loc. Non è certo una novità! De, è nova! O che se’ ritornato?
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Entrà, v. intr. Avanzare tempo, avere tempo per fare una cosa. A: Mi vai a coglie le pesche.
B: ’Un mi c’entra, deo ’oglie e fagiolini.
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Entratura, s. f. Ingresso.
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E o! (pr: é ó) loc. Certo! A: Penso ’e la meglio ’osa sia andà a trovallo.
B: É ò
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È quer che pol’ esse! loc. Essere una cosa fuori dall’ordinario,in senso negativo. A: Ma ’r tu’ marito?
B: ’Un te lo so spiegà. È quer
che pol’esse
.
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Erba medïa
, s. f. + agg. Erba medica. E così da noi è ritornata
al nome giusto, erba della Media, non avendo niente a che fare con la
medicina.
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Er maiale sogna la ghianda!
loc. Commento riferito a una
persona che parla soltanto di quello che gli interessa.
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Escramà, v. intr. Esclamare. O, e l’ho sentito io escramà che l’avrebbe ammazzati tutti, se li chiappava!
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Escrude, v. tr. Escludere. ’Un è da escrude, penso ’e rivoglia tutti e su’ sordi!
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E se tu voi ha detto bao!
(baco) loc. Riferito a uno che ha
detto delle cose importanti.
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E se tu voi se’ (sei) ’r (il) Cacini!
loc. Detto a uno che si dà
delle arie.
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E sie, loc. Si, certamente. A: Sarà meglio telefananni visto ’e ’un riva?
B: E sie!
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Esòso, agg. Antipatico. Come se’ (sei) esòso ’on cotesto modo di fà!
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Esse alle porte ’o’ (coi) sassi
, loc. Essere arrivati in fondo.
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Esse all’urtimi reati, loc. Essere arrivati in fondo. La Piufa dev’esse all’urtimi reati! Quand’è a aspettà sotto la finestra der bagno ’e canta (= miagola), vor (vol = vuole) dì che sta per morì di fame
!
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Essecene anco per er (il) maiale, loc. Essere abbondante. Vieni, ’un fà comprimenti. Ha’ (hai) voglia di robba da mangià. Ce n’è anco per er maiale!
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Esse guasimi, loc. Essermi quasi. Mi sembra una specie di metatesi. Ho detto specie perché secondo la grammatica la metatesi è uno spostamento di suoni all’interno di una parola, e qui, invece, siamo di fronte ad uno spostamento tra due parole. Mi sembra d’esse guasimi ripreso.
Avrei potuto anche dire: Mi sembra d’essimi guasi
ripreso.
Però io ho preferito l’altro modo di dire e ho riportato il
secondo solo per vedere lo spostamento della particella pronominale
mi.
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Esse in bona, loc. Essere in un momento di calma, riferito a una persona spesso irascibile. Si ci po’ ndà a chiedinelo. È ’n bona!
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Esse l’asso, loc. Essere la cosa giusta, quella capace di risolvere ogni problema, come l’asso nel gioco della briscola. Questo sarebbe l’asso!
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Esse nelle mane dell’urtimo padrone!
, loc. Essere arrivati
in fondo.
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Esse ne’ (nei) rafani, loc. Essere nei guai. E si, samo propio ne’ rafani!
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Esse ne’ (nei) su’ cenci, loc. Star bene. E si, è propio ne’ su’ cenci!
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Esse ’n (in) tempera (tempra), loc. Essere pronto, dell’umore giusto, ben predisposto. Bia (bisogna) pigliallo ’uand’è ’n (in) tempera!
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Esse ’n (in) un bittibello, loc. Essere nei guai. Dal latino vertibellum. E si, samo propio ’n un bittibello E ’un so come si farà a sorticci!
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Esse per le bue, loc. Essere messo male economicamente. Samo per le bue, ’un (non) lo so se ci si sorte!
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Esse pieno, loc. Essere stufo. Ora ’un (non) sopporto più. Son propio pieno!
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Esse sempre lì cor conto!, loc. Essere sempre la stessa storia. E samo sempre lì cor conto! Se vor fà quarcosa, dee levà prima la su’ roba che ha lasciato a giro!
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Èssessene, v. intr. Essersene. L’ho fatto senz’èssemene accorto!
-
L’ha fatto senz’èssessene accorto!
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Esse un culo rotto, loc. Avere fortuna. Che culo rotto ’e sei!
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Essisi (essersi) giurato, loc. Avere giurato. Mi son giurato ’e finché campo ’un metterò più piede in casa sua!
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’Esta,’esto, ’este, ’esti, agg. dim. Questa, questo, queste, questi. Guarda, s’ ’un la smetti, t’arrandello esto zoccolo!
Anc’ (anco =
anche) ’est ’un (non) l’ho capito ’osa vogliano (vogliono)! Vengano
sempre a sonà. Ma ’un ciànno artro da fà!
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È su’ pà nato e sputato
, loc. È uguale preciso a suo padre.
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E tanto è la via dell’orto!, loc. Detto di un posto lontano. A: Guarda se quando ritorni passi da Lucio
B: E tanto è la via dell’orto!
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E ti caa la Befana, loc. Ricevere una punizione. E se continui, e ti caa la Befana!
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E ti sciupi!, loc. Guarda di non stancarti troppo!. A: Domattina guardo se faccio (e) ’onti.
B: E se tu voi, e ti sciupi!
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E tre ova!, loc. Risposta ironica a un conoscente che ti saluta dicendoti buongiorno! A: Bongiorno
B: E tre ova!
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È tutto amor che cresce!
, loc. Commento fatto al questionare
di due coniugi.
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È tutto trovato, loc. È un guadagno certo. Noi si va a vedé. Se poi ci pagano, è tutto trovato.
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E volan bassi! loc. Tempi duri! Situazione non molto buona, anzi pericolosa. E volan bassi! Bia (bisogna) stà attenti perché volan bassi stamattina!